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La Principessa delle Tenebre

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Dopo Ex Tenebris, prosegue la storia del mondo di Nocturnia, Diana è ora “ufficialmente” la Nera ma la strada per ottenere i suoi poteri e con essa la supremazia sulle Confraternite è ancora lunga.

Questo secondo capitolo della trilogia si basa su diverse linee narrative: in una avremo Diana e Lynerus che cercheranno di entrare in possesso dell’Eclissi, un potente artefatto che dovrebbe permettere alla Nera di padroneggiare i suoi poteri.

In una seconda linea ci saranno Thomas Travers, il detective che dalla Terra è stato catapultato su Nocturnia, e Arla, la guerriera dei Silvani, il loro compito sarà rintracciare l’Ombra Rordu che ha in mano il Varco, il libro che permette il passaggio tra la Terra e Nocturnia.

Una terza linea è quella di Eliel il Cangiante, che in una nuova forma cercherà di penetrale la Cittadella degli Evocatori per trovare un terzo potente artefatto che servirà anche esso alla Nera per assurgere al suo ruolo.

Nel corso del romanzo veniamo a conoscenza di nuovi territori e razze di Nocturnia, oltre a trovare Diana e Lynerus fare i conti con la confraternita dei Maghi Neri, solo nominata in Ex Tenebris dove invece avevamo visto Evocatori e Negromanti.

Ho trovato coinvolgente la linea narrativa di Eliel, soprattutto per via della sua nuova natura e delle difficoltà che questa gli porta, inoltre il viaggio nella cittadella degli Evocatori e nei sotterranei di questa è emozionante.

Anche la linea narrativa di Thomas e Arla è avvincente, all’inseguimento dell’Ombra Rordu avranno a che fare con nuovi nemici e nuovi alleati.

Infine la parte di Diana e Lynerus è più lenta e stentata, con la Nera un po’ troppo incerta e sempre in bilico tra “non combinerò mai niente” e momenti in cui libera il suo potere.

 

La forza di questo secondo libro è la stessa di Ex Tenebris, l’ambientazione oscura coinvolge e si ha davvero la sensazione di muoversi in un mondo scuro, privo di colori, fatto di scale di grigio tendenti al nero.

Le tre linee narrative distinte ci permettono di goderne più che con una singola “compagnia di eroi” e abbiamo così una visuale più ampia di Nocturnia e dei suoi popoli.

Per contro permangono alcuni difetti già riscontrati in Ex Tenebris: Diana rimane sempre un personaggio troppo incerto e soprattutto molte informazioni sul mondo e sui personaggi vengono ripetute in dialoghi e pensieri in maniera fastidiosa.

 

In generale un buon romanzo a un ottimo prezzo in e-book.

 

La Principessa delle Tenebre su Amazon – Kindle Store

 

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2014 in Recensioni

 

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La Spada di Shannara

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La Spada di Shannara è la prima opera di Terry Brooks, prolifico scrittore fantasy con decine di romanzi e diversi cicli all’attivo, questo romanzo ebbe un successo sfolgorante all’epoca della sua pubblicazione (1977) ed ebbe sicuramente il merito di rilanciare il fantasy a livello mondiale.

L’ambientazione è collocata nel nostro futuro, dopo una guerra apocalittica che ha quasi distrutto il pianeta Terra, la conoscenza e la tecnologia del passato sono quasi del tutto perdute e la magia è riemersa dalle ombre della storia, alla razza degli Uomini si affiancano altre razze derivate: Nani, Gnomi e Troll, oltre agli Elfi, che già esistevano da millenni.

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Le Quattro Terre dove è ambientata la storia

Il protagonista del romanzo è il giovane mezzelfo Shea, che vive con la sua famiglia adottiva nella Valle d’Ombra, quando Allanon, un potente Druido, giunge da lui e lo avverte che il Signore degli Inganni, che tutti pensavano essere una leggenda sepolta dal tempo, è tornato.

I suoi servitori stanno cercando Shea perché è l’ultimo discendente di Jerle Shannara e quindi l’unico che può brandire la Spada di Shannara, l’arma in grado di distruggere il Signore degli Inganni.

La venuta dei Messaggeri del Teschio, creature volanti spettrali fatte d’ombra, più potenti di notte che di giorno, spinge Shea e suo fratello Flick ad abbandonare la valle natia e andare alla ricerca della spada, in questa ricerca, oltre ad Allanon, li aiuterà il principe Menion Leah, il ladro Panamon Creel e il Troll Kellset.

Mentre il Signore degli Inganni schiera la propria potenza contro le terre degli Uomini, degli Elfi e dei Nani, gli eroi verranno divisi e dovranno lottare tirando fuori il meglio di sé stessi per prevalere sulle avversità.

Quando anni fa intrapresi la lettura di questo romanzo rimasi deluso e la sensazione non è cambiata dopo la rilettura recente: la Spada di Shannara è un romanzo freddo, che non coinvolge, che sa da scopiazzatura dal Signore degli Anelli e con dei personaggi piatti e privi di carisma.

Forse parte di questa sensazione è dovuta al fatto che il canovaccio base riproposto da Tolkien (il predestinato “uomo comune”, il saggio anziano dai poteri magici, i compagni, il signore oscuro, la ricerca dell’oggetto che può distruggerlo ecc…) prendendo a piene mani dalla mitologia nordica è stata poi visto e letto così tante volte da perdere molto del suo fascino.

Forse, ma Terry Brooks ci ha messo del suo, per dirne una i Messaggeri del Teschio assomigliano tanto, troppo, ai Nazgul, e Allanon si comporta in modo fin troppo simile a Gandalf (appare e scompare nei momenti più improbabili), gli altri personaggi fanno per lo più da spalla e l’unico che forse è un po’ approfondito è Menion.

La trama si trascina stancamente, le cose sembrano accadere un po’ per caso, un po’ per forza, inoltre il finale è un gigantesco “what?”… SEGUE SPOILER

Shea prende finalmente la Spada di Shannara, il cui potere è la verità, il Signore degli Inganni appare ma viene distrutto perché la sua esistenza si basa sulla menzogna, lui in realtà è morto da tempo.

Ora dico, ma perché il Signore Oscuro deve materializzarsi nell’unico punto in cui può venire distrutto? Non può mandare decine di Troll o Uomini ad ammazzare Shea e poi prendere con comodo la spada?

Mah!

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Perché i cattivi devono sempre fare qualcosa di così dannatamente stupido?

In conclusione il mio giudizio su questo romanzo è fortemente negativo, tanto che all’epoca rinunciai a leggere le opere successive, mi riavvicinai a Brooks solo con la trilogia del Verbo e del Vuoto, ambientata negli anni ’90 e quindi un prequel lontano della Spada di Shannara.

Questa trilogia, di cui parlerò in seguito, è scritta decisamente meglio, e lo stesso vale per la trilogia successiva (La Genesi di Shannara), evidentemente col tempo Brooks è migliorato.

 
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Pubblicato da su 15 aprile 2014 in Recensioni

 

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Finisterra – Le sorgenti del Dumrak

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I popoli dell’Oltrecatena minacciano ancora l’Impero delle Tre Spade e il Regno di Vùos. I villaggi distrutti lungo il corso del fiume Dumrak sono il solo preludio di una nuova invasione. Dopo cinquecento anni di decadenza, vissuti nel sospetto e nella diffidenza reciproca, i principi dei due regni decidono di recarsi, insieme, sull’isola alla foce del Grande Fiume. Qui sospese tra carne e spirito, trovano ancora rifugio le anime degli Eroi dei tempi passati, l’unica speranza di Finisterra. “Risalite il fiume Dumrak, trovate la Ruota della Rinascita e versatevi il sangue reale” è il loro lapidario consiglio. Ha inizio così il viaggio che porterà gli eredi di Finisterra nelle misteriose terre oltre la Catena Impervia. Dalle mani di cinque giovani scrittori, riuniti nel collettivo Xomegap, un romanzo che intende far vibrare le corde epiche nascoste in ogni lettore.

 

Questa la quarta di copertina de “Le sorgenti del Dumrak”, il primo romanzo di una trilogia ambientata a Finisterra, un territorio diviso in due tra l’Impero delle Tre Spade e il Regno di Vuos, le due nazioni sono state a lungo in guerra ma attualmente vivono un periodo di pace.

Misteriose incursioni proveniente dall’Oltrecatena spinge le due nazioni a consultarsi e a chiedere consiglio agli spiriti degli Eroi, i quali affermano che l’unica speranza per Finisterra è risvegliare i caduti di cinquecento anni prima alla fortezza di Ultima Resistenza, caduti sotto i colpi degli sciamani dell’Oltrecatena.

Per farlo dovrà essere versato sangue reale nella Ruota della Rinascita, che si trova proprio nelle terre dell’Oltrecatena, così Cerphin Teophan, il primogenito dell’Imperatore e Joze Prekkajnel, figlio del principale feudatario del Re di Vuos, si metteranno alla guida della spedizione.

Ad accompagnarli ci sarà Haber Kaan, lo spirito di un Eroe, Talia, una sacerdotessa della Triade più fedele al suo capo religioso che all’Imperatore, Maredid, un capitano dell’esercito di Vuos.

 

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Una mappa di Finisterra

 

Francamente l’ho trovato al di sotto della sufficienza, pessimo nella prima parte e decente nella seconda, la colpa è degli eccessivi infodump ripetuti sia dal narratore, sia nei dialoghi tra i personaggi, spesso pure perfettamente inutili, cose del tipo:

La figura di Ctonio, signore della roccia viva e del fuoco sotterraneo, un essere dalle ali di fuoco e il volto di basilisco, era scolpita sulle pietre e dipinta nelle grotte. Nemmeno il Tempio di Naker, eretto secoli addietro dall’altra parte del fiume, era riuscito a sradicare del tutto quel culto tenebroso, celebrato nelle grotte poste alle altezze più proibitive, in cui si offrivano olocausti nelle notti di novilunio e si interrogavano le interiora degli animali sacrificati.

Tale Ctonio e il suo culto è inutile ai fini della trama (non se ne parlerà più) e me lo sono ricordato solo perché, facendo questa recensione, ho riletto alcune parti del romanzo.

Spesso a ogni affermazione di un personaggio segue una spiegazione del narratore, tanto per fare un esempio, Talìa in una discussione sugli eventi di secoli prima a Ultima Resistenza:

“Tra loro c’era anche il Gran Sacerdote Dalak” disse Talìa, come per ribadire il sacrificio del clero della Triade in quella battaglia.

Il che è fastidioso, il lettore non dovrebbe aver bisogno di tutte queste spiegazioni che sembrano quasi delle note a piè di pagina.

In generale tutta la prima parte del romanzo potrebbe essere ridotta in favore della seconda, dove almeno succede qualcosa, la prima sembra più un depliant turistico di Finisterra.

Ci sono molti personaggi secondari che appaiono per poche pagine senza lasciare granché al lettore, anche se magari saranno ripresi nel seguito sarebbe stato meglio escluderli del tutto o approfondirli.

La descrizione dei popoli dell’Oltrecatena e dei suoi sciamani non è così impressionante e infine la prove a cui vengono sottoposti i protagonisti per accedere alla Ruota della Rinascita sono un po’ causali e insensate.

Di positivo c’è qualche personaggio interessante (Joze Prekkajnel, Haber Kaan) e il finale inaspettato che può far venire voglia di leggere il secondo libro, quando uscirà in formato e-book, perché investire 15 € nel cartaceo del seguito di Le Sorgenti del Dumrak è una pessima idea.

 Il sito del collettivo Xomegap

Le Sorgenti del Dumrak su Amazon

 

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2014 in Recensioni

 

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Recensione: Ex Tenebris

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Ex Tenebris è il primo romanzo (auto pubblicato) di una trilogia dark fantasy che ha riscosso un discreto successo.

La storia comincia con Thomas Travers, detective di Washington con un matrimonio fallito e una figlia morta di cancro, che indaga sullo strano suicidio di Sylvester Blake, avvenuto durante una specie di rituale magico.

Thomas scopre che il suicida viveva con la figlia adottiva, Diana, una giovane ragazza malata di un male misterioso, indagando su Blake scopre che Ossidiana, la madre di Diana proveniva da un altro mondo, chiamato Nocturnia, dominato dalle tre confraternite di maghi in lotta tra loro: gli Evocatori, i Negromanti e i Maghi Neri.

Ciascuna confraternita controlla una parte del Potere Oscuro, ma in passato alcune donne, dette Nere, erano in grado di controllarlo per intero, costringendo le confraternite alla sottomissione.

Purtroppo il potere delle Nere, per quanto ereditario, cominciò a saltare una generazione o due, finché l’ultima Nera morì prima che la sua discendente, Ossidiana, potesse sviluppare i propri poteri.

Le confraternite ne approfittarono subito, nonostante la resistenza degli uomini fedeli a Re Gremian e del potente mago Lyneryus, non c’era nulla che possa contenerle.

Per dare un futuro e una speranza a Nocturnia, Lynerus porta Ossidiana sulla Terra, il passaggio le impedì di sviluppare i suoi poteri, ma riuscì a partorire Diana, morendo subito dopo.

Dagli appunti di Blake, Thomas scopre che Lynerus gli aveva affidato Diana per poi sparire e che l’unica speranza per la ragazza è portarla proprio su Nocturnia a compiere il suo destino.

Ma la venuta della Nera non passerà inosservata.

Questo è sostanzialmente l’inizio di Ex Tenebris, un romanzo che ho trovato di buon livello anche senza considerare il ciarpame e la banalità che spesso infesta il fantasy, autopubblicato o meno.

L’ambientazione è molto ben curata, Nocturnia è un mondo oscuro, quasi seppia, privo di colore, dove il sole e le stelle non si vedono mai, con un giorno grigio e una notte scura come la pece.

Un  mondo dove la vita stenta, privo di speranza, infestato da creature orribili e terrificanti, dove gli uomini sopravvivono all’ombra delle confraternite e delle loro guerre.

Anche i personaggi sono ben delineati, con una personalità abbastanza approfondita, lontani dai cliché a cui molti romanzi fantasy ci hanno abituato, il solo Lynerus può sembrare il classico “Gandalf numero 754”, ma ha comunque una sua particolarità e complessità che lo rende interessante.

Se vogliamo trovare un difetto tra i personaggi, è proprio Diana a mancare un po’, sempre in balia degli eventi e fin troppo passiva, anche se verosimilmente sarebbe difficile aspettarsi di più da una ragazzina catapultata in una situazione simile.

La trama si dipana bene e non manca la tensione, purtroppo c’è una certa discontinuità nello stile, troppo spesso certe informazioni vengono ripetute (nei dialoghi e nei pensieri), creando una ridondanza fastidiosa, come se l’autore avesse ansia di comunicare più volte come funziona la sua ambientazione ottenendo invece il risultato di spezzare il ritmo della narrazione.

Nel complesso un buon romanzo e dal rapporto qualità/prezzo ottimo, l’ebook costa 0,89 € su Amazon!

 Ex Tenebris su Amazon

Il sito di Lanciotti

 
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Pubblicato da su 19 marzo 2014 in Recensioni

 

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