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La Principessa delle Tenebre

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Dopo Ex Tenebris, prosegue la storia del mondo di Nocturnia, Diana è ora “ufficialmente” la Nera ma la strada per ottenere i suoi poteri e con essa la supremazia sulle Confraternite è ancora lunga.

Questo secondo capitolo della trilogia si basa su diverse linee narrative: in una avremo Diana e Lynerus che cercheranno di entrare in possesso dell’Eclissi, un potente artefatto che dovrebbe permettere alla Nera di padroneggiare i suoi poteri.

In una seconda linea ci saranno Thomas Travers, il detective che dalla Terra è stato catapultato su Nocturnia, e Arla, la guerriera dei Silvani, il loro compito sarà rintracciare l’Ombra Rordu che ha in mano il Varco, il libro che permette il passaggio tra la Terra e Nocturnia.

Una terza linea è quella di Eliel il Cangiante, che in una nuova forma cercherà di penetrale la Cittadella degli Evocatori per trovare un terzo potente artefatto che servirà anche esso alla Nera per assurgere al suo ruolo.

Nel corso del romanzo veniamo a conoscenza di nuovi territori e razze di Nocturnia, oltre a trovare Diana e Lynerus fare i conti con la confraternita dei Maghi Neri, solo nominata in Ex Tenebris dove invece avevamo visto Evocatori e Negromanti.

Ho trovato coinvolgente la linea narrativa di Eliel, soprattutto per via della sua nuova natura e delle difficoltà che questa gli porta, inoltre il viaggio nella cittadella degli Evocatori e nei sotterranei di questa è emozionante.

Anche la linea narrativa di Thomas e Arla è avvincente, all’inseguimento dell’Ombra Rordu avranno a che fare con nuovi nemici e nuovi alleati.

Infine la parte di Diana e Lynerus è più lenta e stentata, con la Nera un po’ troppo incerta e sempre in bilico tra “non combinerò mai niente” e momenti in cui libera il suo potere.

 

La forza di questo secondo libro è la stessa di Ex Tenebris, l’ambientazione oscura coinvolge e si ha davvero la sensazione di muoversi in un mondo scuro, privo di colori, fatto di scale di grigio tendenti al nero.

Le tre linee narrative distinte ci permettono di goderne più che con una singola “compagnia di eroi” e abbiamo così una visuale più ampia di Nocturnia e dei suoi popoli.

Per contro permangono alcuni difetti già riscontrati in Ex Tenebris: Diana rimane sempre un personaggio troppo incerto e soprattutto molte informazioni sul mondo e sui personaggi vengono ripetute in dialoghi e pensieri in maniera fastidiosa.

 

In generale un buon romanzo a un ottimo prezzo in e-book.

 

La Principessa delle Tenebre su Amazon – Kindle Store

 

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2014 in Recensioni

 

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Il Figlio della Luna

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Oggi esce sul Kindle Store il mio primo romanzo, un ebook autopubblicato di circa 17000 parole (una settantina di pagine in A5): Il Figlio della Luna.

Si potrebbe definire uno urban fantasy, anche se l’unico elemento fantastico è il protagonista, un uomo affetto dalla maledizione della licantropia, mentre lo sfondo su cui si muove è decisamente realistico: Midiapoli, una grande metropoli italiana, sede di grandi aziende, banche e poteri finanziari, piagata dalla corruzione e dalla criminalità con una parte sempre più numerosa dei suoi abitanti che sprofonda nella miseria, schiacciata dalla crisi, dalla disoccupazione e dalla criminalità.

Massimo Lodi, il protagonista, è un uomo in grandi difficoltà economiche, vive in uno squallido appartamento di periferia, sopravvive con lavori saltuari e infine è perseguitato da agenti del recupero crediti, abbastanza per abbattere un uomo comune che ha perso la fiducia nella società in cui vive, ma ben presto un cruento episodio di cronaca nera scatena in lui la volontà di colpire e punire i responsabili: ad aver paura e a soffrire dovranno essere gli aguzzini, i criminali, i corrotti.

Egli ha un controllo parziale della sua parte bestiale, quest’ultima però influenza la parte umana, rendendolo più aggressivo e impulsivo, non mostrerà molta pietà per coloro che ritiene colpevoli o per coloro che lo ostacoleranno.

Si tratta di un ebook amatoriale, la copertina è stata realizzata con il programma di Amazon ed è molto semplice, non mi aspetto certo numeri rilevanti, mi auguro che qualcuno possa leggerlo e magari inviarmi un feedback, sia esso positivo o negativo.

Premetto che contiene scene violente e sanguinose (l’estratto gratuito ne è un esempio) che possono non piacere a seconda dei gusti (e di quanto sono stato bravo o meno a scriverle).

Termino qui senza dilungarmi oltre, il Figlio della Luna sarà in promozione gratuita domani sabato 26 aprile e domenica 27, dopodiché sarà in vendita al prezzo di 0,89 € ma sarà comunque possibile scaricare l’estratto gratuito del primo capitolo.

Il Figlio della Luna su Amazon Kindle Store

 
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Pubblicato da su 25 aprile 2014 in Senza categoria

 

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La morte dell’erba

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Trovato per caso in un mercatino di Bologna (che se avessi avuto più soldi dietro avrei saccheggiato abbondantemente), “La morte dell’erba” di John Christopher è uno dei grandi classici della fantascienza apocalittica.

Come ci dice il titolo, la causa della fine del mondo non è una guerra nucleare, un impatto di un corpo celeste o qualche altro evento spettacolare, ma una malattia causata dal virus Chung-Li che uccide l’erba.

La prima vittima del Chung-Li è il riso, la Cina viene sconvolta da una carestia che uccide milioni di persone nonostante gli aiuti provenienti dall’occidente, gli scienziati riescono a un certo punto a contenere la minaccia, ma ben presto il virus si ripresenta e questa volta è in grado di attaccare qualunque tipo di erba, incluse tutte le graminacee (riso, orzo ecc…).

L’espansione del virus è inarrestabile, giunge in Europa e pure in Inghilterra, dove si svolge la storia, tutte le precauzioni e i tentativi di isolare e distruggere le coltivazioni infette falliscono mentre la conversione agricola da grano a patate avviene troppo lentamente.

Il protagonista della vicenda è John, un comune cittadino londinese avvertito dall’amico Roger, che ha un incarico governativo, del disastro imminente per l’Inghilterra nonostante le rassicurazioni delle autorità, l’unica speranza di salvezza è abbandonare Londra e raggiungere una valle chiusa dove vive il fratello di John, David, che ha ereditato la fattoria del nonno e possiede tutto ciò che serve per continuare a sopravvivere.

La fuga da Londra e il viaggio verso la valle nel mezzo del crollo della civiltà è davvero coinvolgente, il collasso dell’ordine costituito avviene di schianto, John diventerà capo di un gruppo via via più numeroso e dovrà occuparsi di scelte difficili, a volte crudeli, dovrà tenere l’equilibrio del potere, si renderà conto di essere diventato un uomo diverso, un uomo adatto al nuovo mondo.

Con lui respiriamo davvero la sensazione di disastro, di fine del mondo, che un uomo comune potrebbe trovarsi a vivere.

Solo 217 pagine per un romanzo che qualunque appassionato di genere apocalittico e post-apocalittico dovrebbe leggere.

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2014 in Recensioni

 

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La Spada di Shannara

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La Spada di Shannara è la prima opera di Terry Brooks, prolifico scrittore fantasy con decine di romanzi e diversi cicli all’attivo, questo romanzo ebbe un successo sfolgorante all’epoca della sua pubblicazione (1977) ed ebbe sicuramente il merito di rilanciare il fantasy a livello mondiale.

L’ambientazione è collocata nel nostro futuro, dopo una guerra apocalittica che ha quasi distrutto il pianeta Terra, la conoscenza e la tecnologia del passato sono quasi del tutto perdute e la magia è riemersa dalle ombre della storia, alla razza degli Uomini si affiancano altre razze derivate: Nani, Gnomi e Troll, oltre agli Elfi, che già esistevano da millenni.

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Le Quattro Terre dove è ambientata la storia

Il protagonista del romanzo è il giovane mezzelfo Shea, che vive con la sua famiglia adottiva nella Valle d’Ombra, quando Allanon, un potente Druido, giunge da lui e lo avverte che il Signore degli Inganni, che tutti pensavano essere una leggenda sepolta dal tempo, è tornato.

I suoi servitori stanno cercando Shea perché è l’ultimo discendente di Jerle Shannara e quindi l’unico che può brandire la Spada di Shannara, l’arma in grado di distruggere il Signore degli Inganni.

La venuta dei Messaggeri del Teschio, creature volanti spettrali fatte d’ombra, più potenti di notte che di giorno, spinge Shea e suo fratello Flick ad abbandonare la valle natia e andare alla ricerca della spada, in questa ricerca, oltre ad Allanon, li aiuterà il principe Menion Leah, il ladro Panamon Creel e il Troll Kellset.

Mentre il Signore degli Inganni schiera la propria potenza contro le terre degli Uomini, degli Elfi e dei Nani, gli eroi verranno divisi e dovranno lottare tirando fuori il meglio di sé stessi per prevalere sulle avversità.

Quando anni fa intrapresi la lettura di questo romanzo rimasi deluso e la sensazione non è cambiata dopo la rilettura recente: la Spada di Shannara è un romanzo freddo, che non coinvolge, che sa da scopiazzatura dal Signore degli Anelli e con dei personaggi piatti e privi di carisma.

Forse parte di questa sensazione è dovuta al fatto che il canovaccio base riproposto da Tolkien (il predestinato “uomo comune”, il saggio anziano dai poteri magici, i compagni, il signore oscuro, la ricerca dell’oggetto che può distruggerlo ecc…) prendendo a piene mani dalla mitologia nordica è stata poi visto e letto così tante volte da perdere molto del suo fascino.

Forse, ma Terry Brooks ci ha messo del suo, per dirne una i Messaggeri del Teschio assomigliano tanto, troppo, ai Nazgul, e Allanon si comporta in modo fin troppo simile a Gandalf (appare e scompare nei momenti più improbabili), gli altri personaggi fanno per lo più da spalla e l’unico che forse è un po’ approfondito è Menion.

La trama si trascina stancamente, le cose sembrano accadere un po’ per caso, un po’ per forza, inoltre il finale è un gigantesco “what?”… SEGUE SPOILER

Shea prende finalmente la Spada di Shannara, il cui potere è la verità, il Signore degli Inganni appare ma viene distrutto perché la sua esistenza si basa sulla menzogna, lui in realtà è morto da tempo.

Ora dico, ma perché il Signore Oscuro deve materializzarsi nell’unico punto in cui può venire distrutto? Non può mandare decine di Troll o Uomini ad ammazzare Shea e poi prendere con comodo la spada?

Mah!

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Perché i cattivi devono sempre fare qualcosa di così dannatamente stupido?

In conclusione il mio giudizio su questo romanzo è fortemente negativo, tanto che all’epoca rinunciai a leggere le opere successive, mi riavvicinai a Brooks solo con la trilogia del Verbo e del Vuoto, ambientata negli anni ’90 e quindi un prequel lontano della Spada di Shannara.

Questa trilogia, di cui parlerò in seguito, è scritta decisamente meglio, e lo stesso vale per la trilogia successiva (La Genesi di Shannara), evidentemente col tempo Brooks è migliorato.

 
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Pubblicato da su 15 aprile 2014 in Recensioni

 

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Finisterra – Le sorgenti del Dumrak

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I popoli dell’Oltrecatena minacciano ancora l’Impero delle Tre Spade e il Regno di Vùos. I villaggi distrutti lungo il corso del fiume Dumrak sono il solo preludio di una nuova invasione. Dopo cinquecento anni di decadenza, vissuti nel sospetto e nella diffidenza reciproca, i principi dei due regni decidono di recarsi, insieme, sull’isola alla foce del Grande Fiume. Qui sospese tra carne e spirito, trovano ancora rifugio le anime degli Eroi dei tempi passati, l’unica speranza di Finisterra. “Risalite il fiume Dumrak, trovate la Ruota della Rinascita e versatevi il sangue reale” è il loro lapidario consiglio. Ha inizio così il viaggio che porterà gli eredi di Finisterra nelle misteriose terre oltre la Catena Impervia. Dalle mani di cinque giovani scrittori, riuniti nel collettivo Xomegap, un romanzo che intende far vibrare le corde epiche nascoste in ogni lettore.

 

Questa la quarta di copertina de “Le sorgenti del Dumrak”, il primo romanzo di una trilogia ambientata a Finisterra, un territorio diviso in due tra l’Impero delle Tre Spade e il Regno di Vuos, le due nazioni sono state a lungo in guerra ma attualmente vivono un periodo di pace.

Misteriose incursioni proveniente dall’Oltrecatena spinge le due nazioni a consultarsi e a chiedere consiglio agli spiriti degli Eroi, i quali affermano che l’unica speranza per Finisterra è risvegliare i caduti di cinquecento anni prima alla fortezza di Ultima Resistenza, caduti sotto i colpi degli sciamani dell’Oltrecatena.

Per farlo dovrà essere versato sangue reale nella Ruota della Rinascita, che si trova proprio nelle terre dell’Oltrecatena, così Cerphin Teophan, il primogenito dell’Imperatore e Joze Prekkajnel, figlio del principale feudatario del Re di Vuos, si metteranno alla guida della spedizione.

Ad accompagnarli ci sarà Haber Kaan, lo spirito di un Eroe, Talia, una sacerdotessa della Triade più fedele al suo capo religioso che all’Imperatore, Maredid, un capitano dell’esercito di Vuos.

 

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Una mappa di Finisterra

 

Francamente l’ho trovato al di sotto della sufficienza, pessimo nella prima parte e decente nella seconda, la colpa è degli eccessivi infodump ripetuti sia dal narratore, sia nei dialoghi tra i personaggi, spesso pure perfettamente inutili, cose del tipo:

La figura di Ctonio, signore della roccia viva e del fuoco sotterraneo, un essere dalle ali di fuoco e il volto di basilisco, era scolpita sulle pietre e dipinta nelle grotte. Nemmeno il Tempio di Naker, eretto secoli addietro dall’altra parte del fiume, era riuscito a sradicare del tutto quel culto tenebroso, celebrato nelle grotte poste alle altezze più proibitive, in cui si offrivano olocausti nelle notti di novilunio e si interrogavano le interiora degli animali sacrificati.

Tale Ctonio e il suo culto è inutile ai fini della trama (non se ne parlerà più) e me lo sono ricordato solo perché, facendo questa recensione, ho riletto alcune parti del romanzo.

Spesso a ogni affermazione di un personaggio segue una spiegazione del narratore, tanto per fare un esempio, Talìa in una discussione sugli eventi di secoli prima a Ultima Resistenza:

“Tra loro c’era anche il Gran Sacerdote Dalak” disse Talìa, come per ribadire il sacrificio del clero della Triade in quella battaglia.

Il che è fastidioso, il lettore non dovrebbe aver bisogno di tutte queste spiegazioni che sembrano quasi delle note a piè di pagina.

In generale tutta la prima parte del romanzo potrebbe essere ridotta in favore della seconda, dove almeno succede qualcosa, la prima sembra più un depliant turistico di Finisterra.

Ci sono molti personaggi secondari che appaiono per poche pagine senza lasciare granché al lettore, anche se magari saranno ripresi nel seguito sarebbe stato meglio escluderli del tutto o approfondirli.

La descrizione dei popoli dell’Oltrecatena e dei suoi sciamani non è così impressionante e infine la prove a cui vengono sottoposti i protagonisti per accedere alla Ruota della Rinascita sono un po’ causali e insensate.

Di positivo c’è qualche personaggio interessante (Joze Prekkajnel, Haber Kaan) e il finale inaspettato che può far venire voglia di leggere il secondo libro, quando uscirà in formato e-book, perché investire 15 € nel cartaceo del seguito di Le Sorgenti del Dumrak è una pessima idea.

 Il sito del collettivo Xomegap

Le Sorgenti del Dumrak su Amazon

 

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2014 in Recensioni

 

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Recensione: Ex Tenebris

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Ex Tenebris è il primo romanzo (auto pubblicato) di una trilogia dark fantasy che ha riscosso un discreto successo.

La storia comincia con Thomas Travers, detective di Washington con un matrimonio fallito e una figlia morta di cancro, che indaga sullo strano suicidio di Sylvester Blake, avvenuto durante una specie di rituale magico.

Thomas scopre che il suicida viveva con la figlia adottiva, Diana, una giovane ragazza malata di un male misterioso, indagando su Blake scopre che Ossidiana, la madre di Diana proveniva da un altro mondo, chiamato Nocturnia, dominato dalle tre confraternite di maghi in lotta tra loro: gli Evocatori, i Negromanti e i Maghi Neri.

Ciascuna confraternita controlla una parte del Potere Oscuro, ma in passato alcune donne, dette Nere, erano in grado di controllarlo per intero, costringendo le confraternite alla sottomissione.

Purtroppo il potere delle Nere, per quanto ereditario, cominciò a saltare una generazione o due, finché l’ultima Nera morì prima che la sua discendente, Ossidiana, potesse sviluppare i propri poteri.

Le confraternite ne approfittarono subito, nonostante la resistenza degli uomini fedeli a Re Gremian e del potente mago Lyneryus, non c’era nulla che possa contenerle.

Per dare un futuro e una speranza a Nocturnia, Lynerus porta Ossidiana sulla Terra, il passaggio le impedì di sviluppare i suoi poteri, ma riuscì a partorire Diana, morendo subito dopo.

Dagli appunti di Blake, Thomas scopre che Lynerus gli aveva affidato Diana per poi sparire e che l’unica speranza per la ragazza è portarla proprio su Nocturnia a compiere il suo destino.

Ma la venuta della Nera non passerà inosservata.

Questo è sostanzialmente l’inizio di Ex Tenebris, un romanzo che ho trovato di buon livello anche senza considerare il ciarpame e la banalità che spesso infesta il fantasy, autopubblicato o meno.

L’ambientazione è molto ben curata, Nocturnia è un mondo oscuro, quasi seppia, privo di colore, dove il sole e le stelle non si vedono mai, con un giorno grigio e una notte scura come la pece.

Un  mondo dove la vita stenta, privo di speranza, infestato da creature orribili e terrificanti, dove gli uomini sopravvivono all’ombra delle confraternite e delle loro guerre.

Anche i personaggi sono ben delineati, con una personalità abbastanza approfondita, lontani dai cliché a cui molti romanzi fantasy ci hanno abituato, il solo Lynerus può sembrare il classico “Gandalf numero 754”, ma ha comunque una sua particolarità e complessità che lo rende interessante.

Se vogliamo trovare un difetto tra i personaggi, è proprio Diana a mancare un po’, sempre in balia degli eventi e fin troppo passiva, anche se verosimilmente sarebbe difficile aspettarsi di più da una ragazzina catapultata in una situazione simile.

La trama si dipana bene e non manca la tensione, purtroppo c’è una certa discontinuità nello stile, troppo spesso certe informazioni vengono ripetute (nei dialoghi e nei pensieri), creando una ridondanza fastidiosa, come se l’autore avesse ansia di comunicare più volte come funziona la sua ambientazione ottenendo invece il risultato di spezzare il ritmo della narrazione.

Nel complesso un buon romanzo e dal rapporto qualità/prezzo ottimo, l’ebook costa 0,89 € su Amazon!

 Ex Tenebris su Amazon

Il sito di Lanciotti

 
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Pubblicato da su 19 marzo 2014 in Recensioni

 

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Siamo soli nell’universo?

Una delle domande fondamentali che l’uomo si pone da sempre, forse LA domanda.

Fin da quando la nostra specie ha calcato la terra si è sempre chiesta se ci fosse qualcun altro (o qualcos’altro): spiriti, divinità, esseri leggendari.

La mitologia, la religione, il folklore di ogni popolo e tribù nel passato e nel presente non sono che la testimonianza della continua ricerca e della convinzione che qualcuno debba esserci.

E questo è vero anche oggi, è sufficiente una veloce ricerca su Google alla parola UFO, alieni o simili per entrare in una galassia di siti e blog che postano articoli dalla dubbia attendibilità e serietà, ma in grado di catturare l’attenzione con il fascino della vita extraterrestre.

I want to believe” diceva Mulder.

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Eccolo qua!

Del resto fino alla prima meta del ventesimo secolo si riteneva probabile che Marte e Venere potessero ospitare la vita, forse persino intelligente.

Secondo una superata teoria della genesi del sistema solare Venere doveva essere più recente della Terra, Marte più vecchio, così il primo era spesso visto come una giungla primordiale mentre il secondo era un mondo in declino ma che poteva ospitare civiltà avanzatissime.*

Purtroppo gli sviluppi dell’astronomia negarono questo scenario e così le nostre speranze e i nostri sogni si rivolsero ad altri sistemi solari e ai frequenti avvistamenti di UFO, alle teorie del complotto e così via.

Ma la stessa scienza che aveva “ucciso” le nostre speranze sui mondi vicini, cominciò a porsi la domanda e a cercare risposte.

Oltre alle forme di ascolto attivo (vedi programma SETI) sempre più gli astronomi hanno indagato i dintorni del sistema solare e hanno cominciato a identificare pianeti in orbita attorno alle stelle, trovandone di tanto in tanto qualcuno che potrebbe ospitare la vita.

Vero è che la vita non ci basta**, noi vogliamo trovare la vita intelligente, qualcosa di paragonabile o superiore all’homo sapiens e che sia in grado di generare una civiltà, quindi un mondo che possa ospitare la vita è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

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Queste forme di vita non ci interessano!

Questo restringe ulteriormente il campo e soprattutto ci pone di fronte a due domande:

1) l’avvento di una specie intelligente in grado di costruire una civiltà è un evento inevitabile, probabile o solo possibile?

2) considerati i tempi di possibili viaggi interstellari, una civiltà può durare abbastanza a lungo da riuscire a contattare altre civiltà?

Per quanto riguarda la 1, purtroppo il nostro campione è limitato a un solo mondo, la storia della vita nel nostro pianeta mostra una spinta frequente a una maggiore complessità (con brusche frenate durante le grandi estinzioni di massa) ma anche che forme di vita relativamente semplici hanno un successo notevole e duraturo nel tempo, come ad esempio molti insetti o le meduse.

L’intelligenza è di certo un vantaggio, ma ha anche dei costi, come ogni caratteristica in un essere vivente: il cervello consuma più energie degli altri organi, gli individui hanno bisogno di tempo per poter sfruttare appieno la propria intelligenza, quindi richiedono un grosso investimento di attenzioni, cibo ed energie da parte dei genitori.

Se un alieno fosse passato da queste parti 5 milioni di anni fa (ossia poco più dello 0,1% della “vita” del nostro pianeta) avrebbe concluso che l’evoluzione non aveva portato a una specie in grado di costruire una civiltà.

Riguardo alla 2, quanto può durare una civiltà planetaria? La storia è cominciata poche migliaia di anni fa, abbiamo fatto enormi passi in avanti, ma i pericoli del nostro stesso successo sono evidenti: sovrappopolazione, inquinamento, sconvolgimenti climatici, esaurimento delle risorse naturali.

Nulla ci spinge a pensare che potremmo esistere anche tra un milione di anni, ma poniamo pure che la nostra specie possa durare così tanto, quante possibilità ci sono che in questo milione di anni possa incontrare un’altra civiltà?

Un milione di anni è circa lo 0,0075% dell’età della nostra galassia, per incontrare un’altra civiltà dovremmo dunque sperare che su un altro pianeta (possibilmente nelle vicinanze) l’evoluzione sia arrivata a quello 0,0075%  di tempo in cui una civiltà esiste.

La finestra di tempo è minima, sarebbe molto più facile per futuri esploratori spaziali trovare mondi in cui la civiltà sia già morta da milioni o anche miliardi di anni, oppure di trovare mondi in cui l’intelligenza non si sia sviluppata fino ad arrivare a una civiltà.

Se un alieno avesse visitato la Terra negli ultimi 4 miliardi di anni non avrebbe trovato una civiltà, se la visiterà nei prossimi 4 miliardi, forse ne troverà i resti, a meno di giungere nel “nostro” milione di anni.

Sarebbe un vero colpo di fortuna trovare una civiltà che esista contemporaneamente alla nostra e soprattutto trovarla vicina a noi tanto da poterci entrare in contatto.

© Copyright 2012 CorbisCorporation

E rimaniamo qua, in attesa, che da qualche parte del cosmo qualcuno ci parli.

* ricordiamo inoltre i famosi canali di Schiaparelli

** anche perché è teoricamente possibile che ci sia della vita anche da qualche altra parte del sistema solare, sulle lune di Giove ad esempio, Europa in particolare.

 
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Pubblicato da su 13 marzo 2014 in Scienza

 

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Marta Duò

Sempre immersa nei libri, ho ricavato un angolino per raccontare di mondi in rovina.

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