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Romanzi, racconti, antologie, film

Uragano Rosso

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Seconda metà degli anni ’80 del XX secolo, un gruppo di estremisti islamici distrugge la più grande raffineria dell’Unione Sovietica che si trova così ad affrontare lo spettro di una gravissima crisi economica entro un anno, quando gli stock di carburanti saranno esauriti.

Per evitare ciò, il Politburo, l’organo esecutivo del potere sovietico, decide che è necessario invadere l’Iran e l’Irak per appropriarsi del petrolio lì presente, ma per avere mano libera deve prima neutralizzare la NATO, viene così varata l’operazione Uragano Rosso: un attacco dell’esercito sovietico alla Germania Occidentale, preceduta da pochi mesi di manovre diplomatiche e depistaggi per ingannare gli occidentali.

In questo romanzo Tom Clancy ricostruisce uno scenario più o meno plausibile di Terza Guerra Mondiale o comunque da guerra europea, ci sono un gran numero di personaggi, principali e secondari (generali, ammiragli, comandanti, piloti, carristi, politici) che ci permettono di vedere la situazione bellica e pre-bellica da svariate angolature, non solo tra le due fazioni, ma pure tra le diverse forze armate di una stessa nazione.

Il linguaggio a volte è un po’ ostico per chi è a digiuno di mezzi militari, ma nell’insieme anche le scene dei combattimenti e delle battaglie scorrono bene e lo scontro tra est e ovest assume proporzioni epiche.

A grandi linee la strategia sovietica mira a invadere la Germania Ovest in massimo un mese (poiché il carburante è limitato e oltre questa scadenza sarebbe difficile mantenere lo sforzo bellico) e attaccare l’Islanda per poi bloccare l’afflusso di rinforzi e rifornimenti dagli USA e bloccare la flotta americana.

Ma come si sa “nessun piano resiste al contatto col nemico” e ciò è valido per tutte le parti in conflitto, che sperimenteranno dolori, speranze, entusiasmo, delusioni e altro ancora.

Saremo nei cieli della Germania, nelle acque dell’Atlantico, nelle profondità oceaniche, dietro ogni sporca rovina delle città tedesche, ma anche nelle sale del Politburo, nel quartier generale russo e in quello occidentale, vedremo l’azione e io combattimento, ma anche l’analisi tattica e strategica, i dubbi, le illusioni, i rischi…

Certamente un romanzo valido per i nostalgici della guerra fredda e gli appassionati di storie di guerra che vogliono qualcosa di diverso e molto, molto vasto!

Uragano Rosso su Amazon

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Pubblicato da su 18 giugno 2014 in Recensioni

 

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La Principessa delle Tenebre

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Dopo Ex Tenebris, prosegue la storia del mondo di Nocturnia, Diana è ora “ufficialmente” la Nera ma la strada per ottenere i suoi poteri e con essa la supremazia sulle Confraternite è ancora lunga.

Questo secondo capitolo della trilogia si basa su diverse linee narrative: in una avremo Diana e Lynerus che cercheranno di entrare in possesso dell’Eclissi, un potente artefatto che dovrebbe permettere alla Nera di padroneggiare i suoi poteri.

In una seconda linea ci saranno Thomas Travers, il detective che dalla Terra è stato catapultato su Nocturnia, e Arla, la guerriera dei Silvani, il loro compito sarà rintracciare l’Ombra Rordu che ha in mano il Varco, il libro che permette il passaggio tra la Terra e Nocturnia.

Una terza linea è quella di Eliel il Cangiante, che in una nuova forma cercherà di penetrale la Cittadella degli Evocatori per trovare un terzo potente artefatto che servirà anche esso alla Nera per assurgere al suo ruolo.

Nel corso del romanzo veniamo a conoscenza di nuovi territori e razze di Nocturnia, oltre a trovare Diana e Lynerus fare i conti con la confraternita dei Maghi Neri, solo nominata in Ex Tenebris dove invece avevamo visto Evocatori e Negromanti.

Ho trovato coinvolgente la linea narrativa di Eliel, soprattutto per via della sua nuova natura e delle difficoltà che questa gli porta, inoltre il viaggio nella cittadella degli Evocatori e nei sotterranei di questa è emozionante.

Anche la linea narrativa di Thomas e Arla è avvincente, all’inseguimento dell’Ombra Rordu avranno a che fare con nuovi nemici e nuovi alleati.

Infine la parte di Diana e Lynerus è più lenta e stentata, con la Nera un po’ troppo incerta e sempre in bilico tra “non combinerò mai niente” e momenti in cui libera il suo potere.

 

La forza di questo secondo libro è la stessa di Ex Tenebris, l’ambientazione oscura coinvolge e si ha davvero la sensazione di muoversi in un mondo scuro, privo di colori, fatto di scale di grigio tendenti al nero.

Le tre linee narrative distinte ci permettono di goderne più che con una singola “compagnia di eroi” e abbiamo così una visuale più ampia di Nocturnia e dei suoi popoli.

Per contro permangono alcuni difetti già riscontrati in Ex Tenebris: Diana rimane sempre un personaggio troppo incerto e soprattutto molte informazioni sul mondo e sui personaggi vengono ripetute in dialoghi e pensieri in maniera fastidiosa.

 

In generale un buon romanzo a un ottimo prezzo in e-book.

 

La Principessa delle Tenebre su Amazon – Kindle Store

 

 
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Pubblicato da su 6 giugno 2014 in Recensioni

 

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La morte dell’erba

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Trovato per caso in un mercatino di Bologna (che se avessi avuto più soldi dietro avrei saccheggiato abbondantemente), “La morte dell’erba” di John Christopher è uno dei grandi classici della fantascienza apocalittica.

Come ci dice il titolo, la causa della fine del mondo non è una guerra nucleare, un impatto di un corpo celeste o qualche altro evento spettacolare, ma una malattia causata dal virus Chung-Li che uccide l’erba.

La prima vittima del Chung-Li è il riso, la Cina viene sconvolta da una carestia che uccide milioni di persone nonostante gli aiuti provenienti dall’occidente, gli scienziati riescono a un certo punto a contenere la minaccia, ma ben presto il virus si ripresenta e questa volta è in grado di attaccare qualunque tipo di erba, incluse tutte le graminacee (riso, orzo ecc…).

L’espansione del virus è inarrestabile, giunge in Europa e pure in Inghilterra, dove si svolge la storia, tutte le precauzioni e i tentativi di isolare e distruggere le coltivazioni infette falliscono mentre la conversione agricola da grano a patate avviene troppo lentamente.

Il protagonista della vicenda è John, un comune cittadino londinese avvertito dall’amico Roger, che ha un incarico governativo, del disastro imminente per l’Inghilterra nonostante le rassicurazioni delle autorità, l’unica speranza di salvezza è abbandonare Londra e raggiungere una valle chiusa dove vive il fratello di John, David, che ha ereditato la fattoria del nonno e possiede tutto ciò che serve per continuare a sopravvivere.

La fuga da Londra e il viaggio verso la valle nel mezzo del crollo della civiltà è davvero coinvolgente, il collasso dell’ordine costituito avviene di schianto, John diventerà capo di un gruppo via via più numeroso e dovrà occuparsi di scelte difficili, a volte crudeli, dovrà tenere l’equilibrio del potere, si renderà conto di essere diventato un uomo diverso, un uomo adatto al nuovo mondo.

Con lui respiriamo davvero la sensazione di disastro, di fine del mondo, che un uomo comune potrebbe trovarsi a vivere.

Solo 217 pagine per un romanzo che qualunque appassionato di genere apocalittico e post-apocalittico dovrebbe leggere.

 
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Pubblicato da su 20 aprile 2014 in Recensioni

 

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La Spada di Shannara

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La Spada di Shannara è la prima opera di Terry Brooks, prolifico scrittore fantasy con decine di romanzi e diversi cicli all’attivo, questo romanzo ebbe un successo sfolgorante all’epoca della sua pubblicazione (1977) ed ebbe sicuramente il merito di rilanciare il fantasy a livello mondiale.

L’ambientazione è collocata nel nostro futuro, dopo una guerra apocalittica che ha quasi distrutto il pianeta Terra, la conoscenza e la tecnologia del passato sono quasi del tutto perdute e la magia è riemersa dalle ombre della storia, alla razza degli Uomini si affiancano altre razze derivate: Nani, Gnomi e Troll, oltre agli Elfi, che già esistevano da millenni.

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Le Quattro Terre dove è ambientata la storia

Il protagonista del romanzo è il giovane mezzelfo Shea, che vive con la sua famiglia adottiva nella Valle d’Ombra, quando Allanon, un potente Druido, giunge da lui e lo avverte che il Signore degli Inganni, che tutti pensavano essere una leggenda sepolta dal tempo, è tornato.

I suoi servitori stanno cercando Shea perché è l’ultimo discendente di Jerle Shannara e quindi l’unico che può brandire la Spada di Shannara, l’arma in grado di distruggere il Signore degli Inganni.

La venuta dei Messaggeri del Teschio, creature volanti spettrali fatte d’ombra, più potenti di notte che di giorno, spinge Shea e suo fratello Flick ad abbandonare la valle natia e andare alla ricerca della spada, in questa ricerca, oltre ad Allanon, li aiuterà il principe Menion Leah, il ladro Panamon Creel e il Troll Kellset.

Mentre il Signore degli Inganni schiera la propria potenza contro le terre degli Uomini, degli Elfi e dei Nani, gli eroi verranno divisi e dovranno lottare tirando fuori il meglio di sé stessi per prevalere sulle avversità.

Quando anni fa intrapresi la lettura di questo romanzo rimasi deluso e la sensazione non è cambiata dopo la rilettura recente: la Spada di Shannara è un romanzo freddo, che non coinvolge, che sa da scopiazzatura dal Signore degli Anelli e con dei personaggi piatti e privi di carisma.

Forse parte di questa sensazione è dovuta al fatto che il canovaccio base riproposto da Tolkien (il predestinato “uomo comune”, il saggio anziano dai poteri magici, i compagni, il signore oscuro, la ricerca dell’oggetto che può distruggerlo ecc…) prendendo a piene mani dalla mitologia nordica è stata poi visto e letto così tante volte da perdere molto del suo fascino.

Forse, ma Terry Brooks ci ha messo del suo, per dirne una i Messaggeri del Teschio assomigliano tanto, troppo, ai Nazgul, e Allanon si comporta in modo fin troppo simile a Gandalf (appare e scompare nei momenti più improbabili), gli altri personaggi fanno per lo più da spalla e l’unico che forse è un po’ approfondito è Menion.

La trama si trascina stancamente, le cose sembrano accadere un po’ per caso, un po’ per forza, inoltre il finale è un gigantesco “what?”… SEGUE SPOILER

Shea prende finalmente la Spada di Shannara, il cui potere è la verità, il Signore degli Inganni appare ma viene distrutto perché la sua esistenza si basa sulla menzogna, lui in realtà è morto da tempo.

Ora dico, ma perché il Signore Oscuro deve materializzarsi nell’unico punto in cui può venire distrutto? Non può mandare decine di Troll o Uomini ad ammazzare Shea e poi prendere con comodo la spada?

Mah!

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Perché i cattivi devono sempre fare qualcosa di così dannatamente stupido?

In conclusione il mio giudizio su questo romanzo è fortemente negativo, tanto che all’epoca rinunciai a leggere le opere successive, mi riavvicinai a Brooks solo con la trilogia del Verbo e del Vuoto, ambientata negli anni ’90 e quindi un prequel lontano della Spada di Shannara.

Questa trilogia, di cui parlerò in seguito, è scritta decisamente meglio, e lo stesso vale per la trilogia successiva (La Genesi di Shannara), evidentemente col tempo Brooks è migliorato.

 
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Pubblicato da su 15 aprile 2014 in Recensioni

 

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Finisterra – Le sorgenti del Dumrak

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I popoli dell’Oltrecatena minacciano ancora l’Impero delle Tre Spade e il Regno di Vùos. I villaggi distrutti lungo il corso del fiume Dumrak sono il solo preludio di una nuova invasione. Dopo cinquecento anni di decadenza, vissuti nel sospetto e nella diffidenza reciproca, i principi dei due regni decidono di recarsi, insieme, sull’isola alla foce del Grande Fiume. Qui sospese tra carne e spirito, trovano ancora rifugio le anime degli Eroi dei tempi passati, l’unica speranza di Finisterra. “Risalite il fiume Dumrak, trovate la Ruota della Rinascita e versatevi il sangue reale” è il loro lapidario consiglio. Ha inizio così il viaggio che porterà gli eredi di Finisterra nelle misteriose terre oltre la Catena Impervia. Dalle mani di cinque giovani scrittori, riuniti nel collettivo Xomegap, un romanzo che intende far vibrare le corde epiche nascoste in ogni lettore.

 

Questa la quarta di copertina de “Le sorgenti del Dumrak”, il primo romanzo di una trilogia ambientata a Finisterra, un territorio diviso in due tra l’Impero delle Tre Spade e il Regno di Vuos, le due nazioni sono state a lungo in guerra ma attualmente vivono un periodo di pace.

Misteriose incursioni proveniente dall’Oltrecatena spinge le due nazioni a consultarsi e a chiedere consiglio agli spiriti degli Eroi, i quali affermano che l’unica speranza per Finisterra è risvegliare i caduti di cinquecento anni prima alla fortezza di Ultima Resistenza, caduti sotto i colpi degli sciamani dell’Oltrecatena.

Per farlo dovrà essere versato sangue reale nella Ruota della Rinascita, che si trova proprio nelle terre dell’Oltrecatena, così Cerphin Teophan, il primogenito dell’Imperatore e Joze Prekkajnel, figlio del principale feudatario del Re di Vuos, si metteranno alla guida della spedizione.

Ad accompagnarli ci sarà Haber Kaan, lo spirito di un Eroe, Talia, una sacerdotessa della Triade più fedele al suo capo religioso che all’Imperatore, Maredid, un capitano dell’esercito di Vuos.

 

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Una mappa di Finisterra

 

Francamente l’ho trovato al di sotto della sufficienza, pessimo nella prima parte e decente nella seconda, la colpa è degli eccessivi infodump ripetuti sia dal narratore, sia nei dialoghi tra i personaggi, spesso pure perfettamente inutili, cose del tipo:

La figura di Ctonio, signore della roccia viva e del fuoco sotterraneo, un essere dalle ali di fuoco e il volto di basilisco, era scolpita sulle pietre e dipinta nelle grotte. Nemmeno il Tempio di Naker, eretto secoli addietro dall’altra parte del fiume, era riuscito a sradicare del tutto quel culto tenebroso, celebrato nelle grotte poste alle altezze più proibitive, in cui si offrivano olocausti nelle notti di novilunio e si interrogavano le interiora degli animali sacrificati.

Tale Ctonio e il suo culto è inutile ai fini della trama (non se ne parlerà più) e me lo sono ricordato solo perché, facendo questa recensione, ho riletto alcune parti del romanzo.

Spesso a ogni affermazione di un personaggio segue una spiegazione del narratore, tanto per fare un esempio, Talìa in una discussione sugli eventi di secoli prima a Ultima Resistenza:

“Tra loro c’era anche il Gran Sacerdote Dalak” disse Talìa, come per ribadire il sacrificio del clero della Triade in quella battaglia.

Il che è fastidioso, il lettore non dovrebbe aver bisogno di tutte queste spiegazioni che sembrano quasi delle note a piè di pagina.

In generale tutta la prima parte del romanzo potrebbe essere ridotta in favore della seconda, dove almeno succede qualcosa, la prima sembra più un depliant turistico di Finisterra.

Ci sono molti personaggi secondari che appaiono per poche pagine senza lasciare granché al lettore, anche se magari saranno ripresi nel seguito sarebbe stato meglio escluderli del tutto o approfondirli.

La descrizione dei popoli dell’Oltrecatena e dei suoi sciamani non è così impressionante e infine la prove a cui vengono sottoposti i protagonisti per accedere alla Ruota della Rinascita sono un po’ causali e insensate.

Di positivo c’è qualche personaggio interessante (Joze Prekkajnel, Haber Kaan) e il finale inaspettato che può far venire voglia di leggere il secondo libro, quando uscirà in formato e-book, perché investire 15 € nel cartaceo del seguito di Le Sorgenti del Dumrak è una pessima idea.

 Il sito del collettivo Xomegap

Le Sorgenti del Dumrak su Amazon

 

 
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Pubblicato da su 1 aprile 2014 in Recensioni

 

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Recensione: Ex Tenebris

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Ex Tenebris è il primo romanzo (auto pubblicato) di una trilogia dark fantasy che ha riscosso un discreto successo.

La storia comincia con Thomas Travers, detective di Washington con un matrimonio fallito e una figlia morta di cancro, che indaga sullo strano suicidio di Sylvester Blake, avvenuto durante una specie di rituale magico.

Thomas scopre che il suicida viveva con la figlia adottiva, Diana, una giovane ragazza malata di un male misterioso, indagando su Blake scopre che Ossidiana, la madre di Diana proveniva da un altro mondo, chiamato Nocturnia, dominato dalle tre confraternite di maghi in lotta tra loro: gli Evocatori, i Negromanti e i Maghi Neri.

Ciascuna confraternita controlla una parte del Potere Oscuro, ma in passato alcune donne, dette Nere, erano in grado di controllarlo per intero, costringendo le confraternite alla sottomissione.

Purtroppo il potere delle Nere, per quanto ereditario, cominciò a saltare una generazione o due, finché l’ultima Nera morì prima che la sua discendente, Ossidiana, potesse sviluppare i propri poteri.

Le confraternite ne approfittarono subito, nonostante la resistenza degli uomini fedeli a Re Gremian e del potente mago Lyneryus, non c’era nulla che possa contenerle.

Per dare un futuro e una speranza a Nocturnia, Lynerus porta Ossidiana sulla Terra, il passaggio le impedì di sviluppare i suoi poteri, ma riuscì a partorire Diana, morendo subito dopo.

Dagli appunti di Blake, Thomas scopre che Lynerus gli aveva affidato Diana per poi sparire e che l’unica speranza per la ragazza è portarla proprio su Nocturnia a compiere il suo destino.

Ma la venuta della Nera non passerà inosservata.

Questo è sostanzialmente l’inizio di Ex Tenebris, un romanzo che ho trovato di buon livello anche senza considerare il ciarpame e la banalità che spesso infesta il fantasy, autopubblicato o meno.

L’ambientazione è molto ben curata, Nocturnia è un mondo oscuro, quasi seppia, privo di colore, dove il sole e le stelle non si vedono mai, con un giorno grigio e una notte scura come la pece.

Un  mondo dove la vita stenta, privo di speranza, infestato da creature orribili e terrificanti, dove gli uomini sopravvivono all’ombra delle confraternite e delle loro guerre.

Anche i personaggi sono ben delineati, con una personalità abbastanza approfondita, lontani dai cliché a cui molti romanzi fantasy ci hanno abituato, il solo Lynerus può sembrare il classico “Gandalf numero 754”, ma ha comunque una sua particolarità e complessità che lo rende interessante.

Se vogliamo trovare un difetto tra i personaggi, è proprio Diana a mancare un po’, sempre in balia degli eventi e fin troppo passiva, anche se verosimilmente sarebbe difficile aspettarsi di più da una ragazzina catapultata in una situazione simile.

La trama si dipana bene e non manca la tensione, purtroppo c’è una certa discontinuità nello stile, troppo spesso certe informazioni vengono ripetute (nei dialoghi e nei pensieri), creando una ridondanza fastidiosa, come se l’autore avesse ansia di comunicare più volte come funziona la sua ambientazione ottenendo invece il risultato di spezzare il ritmo della narrazione.

Nel complesso un buon romanzo e dal rapporto qualità/prezzo ottimo, l’ebook costa 0,89 € su Amazon!

 Ex Tenebris su Amazon

Il sito di Lanciotti

 
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Pubblicato da su 19 marzo 2014 in Recensioni

 

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Recensione: Metro 2033 di Dmitry Glukhovsky

metro2033

Dopo una guerra nucleare i pochi superstiti di Mosca hanno abbandonato la superficie ormai inabitabile e si sono rifugiati nella metropolitana, dove hanno formato comunità che si sono insediate nelle singole stazioni della linea.

Coltivazione di funghi e allevamenti di polli e maiali mantengono in vita gli uomini alla luce delle lampade d’emergenza, mentre commerci e alleanze prendono vita e con essi ben presto scaramucce e vere e proprie guerre.

Alla VDNKh, una delle stazioni della metro, vive Ayrtom, un orfano, la sua esistenza è relativamente felice finché i Tetri non cominciano ad apparire e assalire gli esseri umani.

Chi sono i Tetri?

Sono mutanti generati dalle radiazioni (fin qui niente di “strano” per un’ambientazione post-nucleare), non hanno armi ma sono eccezionalmente robusti e il loro lamento può terrorizzare chiunque lo senta.

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Un Tetro

I loro assalti attirano il misterioso Hunter, che decide di indagare e addentrarsi nelle gallerie inesplorate per scoprire da dove vengono i Tetri e, se possibile, bloccare loro l’accesso alla linea della metro.

Ma prima di partite fa promettere al buon Ayrtom di andare alla Polis, una famosa e quasi mitica stazione assai lontana, nel caso non faccia ritorno.

Cosa che accade e dà il via al lungo viaggio del protagonista attraverso la metro.

L’ambientazione di Metro 2033 è senza dubbio affascinante e ben descritta, non solo la vita degli uomini nel sottosuolo, ma anche la vita nei cunicoli, le leggende sugli anfratti più scuri, la paura del buio, il timore di mutanti, fantasmi e maledizioni.

Paure reali e irreali che colpiscono gli abitanti della metropolitana e la sensazione strisciante è che, per quanto tengano duro, gli esseri umani siano alla fine del loro tempo e che nel giro di qualche decennio non rimarrà molto di loro.

Spesso non si sa se ciò che teme Ayrtom e qualche personaggio secondario siano pericoli reali o solo psicosi dovute all’oscurità e al silenzio interrotto dall’eco di rumori e fruscii.

Non è un caso che ci abbiano fatto un gioco di successo.

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La vita nella metro in tutto il suo splendore…

Purtroppo stile, trama e personaggi non sono all’altezza dell’ambientazione.

Al di là di quelle che possono essere le differenze dovute alla traduzione, l’infodump regna sovrano, soprattutto nella prima parte, quando ci vengono spiattellate allegramente pagine e pagine sulla storia della metro e di come funzionano le cose laggiù.

Ora io non sono un talebano, qualche riga di spiegazione la accetto senza problemi, ma pagine e pagine, soprattutto nei primi capitoli, sono francamente difficili da digerire e, in molti casi, inutili.

 zavorra

Il continuo infodump è bello quanto questa zavorra di cemento

Veniamo alla trama, se la quest è salvare la VDNKh, la metropolitana e forse l’umanità dai Tetri, il lungo vagare di Ayrtom per le varie linee sembra più un pretesto di Glukhovsky per farci ammirare il più possibile tutte le diverse fazioni che popolano le varie stazioni.

Comunisti, neonazisti, capitalisti, guerriglieri rivoluzionari che inneggiano al Che, persino testimoni di Geova (no, non scherzo…), c’è di tutto e, come dicevo sopra, è interessante, ma spesso si ha la sensazione che le vicende di Ayrtom siano solo una vetrina per l’ambientazione.

Nella seconda parte la trama si fa più avvincente e l’effetto vetrina scompare, la missione di Ayrtom si fa più concreta mentre prima sembrava un vagabondare senza meta.

In effetti il romanzo sarebbe rimasto in piedi benissimo anche senza buona parte dei primi capitoli.

Falce_e_martellotorre_di_guardiaThe_Faces_of_Capitalism_by_Pit_Kurusvastica

Fazioni politiche e religiose nella metropolitana di Mosca…

Riguardo ai personaggi, Ayrtom sembra essere il solito predestinato, un giovane inesperto ma con caratteristiche uniche coinvolto in una missione per la sola parola data ad un uomo appena conosciuto e che viene di volta in volta aiutato da molti personaggi secondari a superare gli ostacoli che si trova davanti.

Di positivo c’è che attraverso di lui il lettore vive l’ansia e la paura per gli interminabili spazi bui e silenziosi tra le diverse stazioni, l’incertezza su come agire e la determinazione di arrivare alla fine.

I personaggi secondari sono molti, alcuni anche interessanti, ma sembrano quasi tutti degli usa-e-getta buoni per mandare avanti la trama e aiutare Ayrtom, infatti appaiono e scompaiono nel giro di poche pagine.

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I personaggi secondari di Metro 2033 durano quanto una tuta rossa in Star Trek

In conclusione Metro 2033 non ha una trama particolarmente brillante ed è ammorbato da troppi infodump, l’affresco di un’umanità confinata nei cunicoli della metropolitana però è realizzato molto bene e Glukhovsky riesce a trasmettere anche le sensazioni che accompagnano gli abitanti del sottosuolo.

Se volete esplorare questa ambientazione (o se avete giocato al videogame e vi è piaciuto) questo libro fa per voi, altrimenti lasciate perdere e spendete i soldi in altro.

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2014 in Recensioni

 

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