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La Spada di Shannara

15 Apr

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La Spada di Shannara è la prima opera di Terry Brooks, prolifico scrittore fantasy con decine di romanzi e diversi cicli all’attivo, questo romanzo ebbe un successo sfolgorante all’epoca della sua pubblicazione (1977) ed ebbe sicuramente il merito di rilanciare il fantasy a livello mondiale.

L’ambientazione è collocata nel nostro futuro, dopo una guerra apocalittica che ha quasi distrutto il pianeta Terra, la conoscenza e la tecnologia del passato sono quasi del tutto perdute e la magia è riemersa dalle ombre della storia, alla razza degli Uomini si affiancano altre razze derivate: Nani, Gnomi e Troll, oltre agli Elfi, che già esistevano da millenni.

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Le Quattro Terre dove è ambientata la storia

Il protagonista del romanzo è il giovane mezzelfo Shea, che vive con la sua famiglia adottiva nella Valle d’Ombra, quando Allanon, un potente Druido, giunge da lui e lo avverte che il Signore degli Inganni, che tutti pensavano essere una leggenda sepolta dal tempo, è tornato.

I suoi servitori stanno cercando Shea perché è l’ultimo discendente di Jerle Shannara e quindi l’unico che può brandire la Spada di Shannara, l’arma in grado di distruggere il Signore degli Inganni.

La venuta dei Messaggeri del Teschio, creature volanti spettrali fatte d’ombra, più potenti di notte che di giorno, spinge Shea e suo fratello Flick ad abbandonare la valle natia e andare alla ricerca della spada, in questa ricerca, oltre ad Allanon, li aiuterà il principe Menion Leah, il ladro Panamon Creel e il Troll Kellset.

Mentre il Signore degli Inganni schiera la propria potenza contro le terre degli Uomini, degli Elfi e dei Nani, gli eroi verranno divisi e dovranno lottare tirando fuori il meglio di sé stessi per prevalere sulle avversità.

Quando anni fa intrapresi la lettura di questo romanzo rimasi deluso e la sensazione non è cambiata dopo la rilettura recente: la Spada di Shannara è un romanzo freddo, che non coinvolge, che sa da scopiazzatura dal Signore degli Anelli e con dei personaggi piatti e privi di carisma.

Forse parte di questa sensazione è dovuta al fatto che il canovaccio base riproposto da Tolkien (il predestinato “uomo comune”, il saggio anziano dai poteri magici, i compagni, il signore oscuro, la ricerca dell’oggetto che può distruggerlo ecc…) prendendo a piene mani dalla mitologia nordica è stata poi visto e letto così tante volte da perdere molto del suo fascino.

Forse, ma Terry Brooks ci ha messo del suo, per dirne una i Messaggeri del Teschio assomigliano tanto, troppo, ai Nazgul, e Allanon si comporta in modo fin troppo simile a Gandalf (appare e scompare nei momenti più improbabili), gli altri personaggi fanno per lo più da spalla e l’unico che forse è un po’ approfondito è Menion.

La trama si trascina stancamente, le cose sembrano accadere un po’ per caso, un po’ per forza, inoltre il finale è un gigantesco “what?”… SEGUE SPOILER

Shea prende finalmente la Spada di Shannara, il cui potere è la verità, il Signore degli Inganni appare ma viene distrutto perché la sua esistenza si basa sulla menzogna, lui in realtà è morto da tempo.

Ora dico, ma perché il Signore Oscuro deve materializzarsi nell’unico punto in cui può venire distrutto? Non può mandare decine di Troll o Uomini ad ammazzare Shea e poi prendere con comodo la spada?

Mah!

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Perché i cattivi devono sempre fare qualcosa di così dannatamente stupido?

In conclusione il mio giudizio su questo romanzo è fortemente negativo, tanto che all’epoca rinunciai a leggere le opere successive, mi riavvicinai a Brooks solo con la trilogia del Verbo e del Vuoto, ambientata negli anni ’90 e quindi un prequel lontano della Spada di Shannara.

Questa trilogia, di cui parlerò in seguito, è scritta decisamente meglio, e lo stesso vale per la trilogia successiva (La Genesi di Shannara), evidentemente col tempo Brooks è migliorato.

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Pubblicato da su 15 aprile 2014 in Recensioni

 

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