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Archivio mensile:marzo 2014

Recensione: Ex Tenebris

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Ex Tenebris è il primo romanzo (auto pubblicato) di una trilogia dark fantasy che ha riscosso un discreto successo.

La storia comincia con Thomas Travers, detective di Washington con un matrimonio fallito e una figlia morta di cancro, che indaga sullo strano suicidio di Sylvester Blake, avvenuto durante una specie di rituale magico.

Thomas scopre che il suicida viveva con la figlia adottiva, Diana, una giovane ragazza malata di un male misterioso, indagando su Blake scopre che Ossidiana, la madre di Diana proveniva da un altro mondo, chiamato Nocturnia, dominato dalle tre confraternite di maghi in lotta tra loro: gli Evocatori, i Negromanti e i Maghi Neri.

Ciascuna confraternita controlla una parte del Potere Oscuro, ma in passato alcune donne, dette Nere, erano in grado di controllarlo per intero, costringendo le confraternite alla sottomissione.

Purtroppo il potere delle Nere, per quanto ereditario, cominciò a saltare una generazione o due, finché l’ultima Nera morì prima che la sua discendente, Ossidiana, potesse sviluppare i propri poteri.

Le confraternite ne approfittarono subito, nonostante la resistenza degli uomini fedeli a Re Gremian e del potente mago Lyneryus, non c’era nulla che possa contenerle.

Per dare un futuro e una speranza a Nocturnia, Lynerus porta Ossidiana sulla Terra, il passaggio le impedì di sviluppare i suoi poteri, ma riuscì a partorire Diana, morendo subito dopo.

Dagli appunti di Blake, Thomas scopre che Lynerus gli aveva affidato Diana per poi sparire e che l’unica speranza per la ragazza è portarla proprio su Nocturnia a compiere il suo destino.

Ma la venuta della Nera non passerà inosservata.

Questo è sostanzialmente l’inizio di Ex Tenebris, un romanzo che ho trovato di buon livello anche senza considerare il ciarpame e la banalità che spesso infesta il fantasy, autopubblicato o meno.

L’ambientazione è molto ben curata, Nocturnia è un mondo oscuro, quasi seppia, privo di colore, dove il sole e le stelle non si vedono mai, con un giorno grigio e una notte scura come la pece.

Un  mondo dove la vita stenta, privo di speranza, infestato da creature orribili e terrificanti, dove gli uomini sopravvivono all’ombra delle confraternite e delle loro guerre.

Anche i personaggi sono ben delineati, con una personalità abbastanza approfondita, lontani dai cliché a cui molti romanzi fantasy ci hanno abituato, il solo Lynerus può sembrare il classico “Gandalf numero 754”, ma ha comunque una sua particolarità e complessità che lo rende interessante.

Se vogliamo trovare un difetto tra i personaggi, è proprio Diana a mancare un po’, sempre in balia degli eventi e fin troppo passiva, anche se verosimilmente sarebbe difficile aspettarsi di più da una ragazzina catapultata in una situazione simile.

La trama si dipana bene e non manca la tensione, purtroppo c’è una certa discontinuità nello stile, troppo spesso certe informazioni vengono ripetute (nei dialoghi e nei pensieri), creando una ridondanza fastidiosa, come se l’autore avesse ansia di comunicare più volte come funziona la sua ambientazione ottenendo invece il risultato di spezzare il ritmo della narrazione.

Nel complesso un buon romanzo e dal rapporto qualità/prezzo ottimo, l’ebook costa 0,89 € su Amazon!

 Ex Tenebris su Amazon

Il sito di Lanciotti

 
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Pubblicato da su 19 marzo 2014 in Recensioni

 

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Siamo soli nell’universo?

Una delle domande fondamentali che l’uomo si pone da sempre, forse LA domanda.

Fin da quando la nostra specie ha calcato la terra si è sempre chiesta se ci fosse qualcun altro (o qualcos’altro): spiriti, divinità, esseri leggendari.

La mitologia, la religione, il folklore di ogni popolo e tribù nel passato e nel presente non sono che la testimonianza della continua ricerca e della convinzione che qualcuno debba esserci.

E questo è vero anche oggi, è sufficiente una veloce ricerca su Google alla parola UFO, alieni o simili per entrare in una galassia di siti e blog che postano articoli dalla dubbia attendibilità e serietà, ma in grado di catturare l’attenzione con il fascino della vita extraterrestre.

I want to believe” diceva Mulder.

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Eccolo qua!

Del resto fino alla prima meta del ventesimo secolo si riteneva probabile che Marte e Venere potessero ospitare la vita, forse persino intelligente.

Secondo una superata teoria della genesi del sistema solare Venere doveva essere più recente della Terra, Marte più vecchio, così il primo era spesso visto come una giungla primordiale mentre il secondo era un mondo in declino ma che poteva ospitare civiltà avanzatissime.*

Purtroppo gli sviluppi dell’astronomia negarono questo scenario e così le nostre speranze e i nostri sogni si rivolsero ad altri sistemi solari e ai frequenti avvistamenti di UFO, alle teorie del complotto e così via.

Ma la stessa scienza che aveva “ucciso” le nostre speranze sui mondi vicini, cominciò a porsi la domanda e a cercare risposte.

Oltre alle forme di ascolto attivo (vedi programma SETI) sempre più gli astronomi hanno indagato i dintorni del sistema solare e hanno cominciato a identificare pianeti in orbita attorno alle stelle, trovandone di tanto in tanto qualcuno che potrebbe ospitare la vita.

Vero è che la vita non ci basta**, noi vogliamo trovare la vita intelligente, qualcosa di paragonabile o superiore all’homo sapiens e che sia in grado di generare una civiltà, quindi un mondo che possa ospitare la vita è una condizione necessaria, ma non sufficiente.

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Queste forme di vita non ci interessano!

Questo restringe ulteriormente il campo e soprattutto ci pone di fronte a due domande:

1) l’avvento di una specie intelligente in grado di costruire una civiltà è un evento inevitabile, probabile o solo possibile?

2) considerati i tempi di possibili viaggi interstellari, una civiltà può durare abbastanza a lungo da riuscire a contattare altre civiltà?

Per quanto riguarda la 1, purtroppo il nostro campione è limitato a un solo mondo, la storia della vita nel nostro pianeta mostra una spinta frequente a una maggiore complessità (con brusche frenate durante le grandi estinzioni di massa) ma anche che forme di vita relativamente semplici hanno un successo notevole e duraturo nel tempo, come ad esempio molti insetti o le meduse.

L’intelligenza è di certo un vantaggio, ma ha anche dei costi, come ogni caratteristica in un essere vivente: il cervello consuma più energie degli altri organi, gli individui hanno bisogno di tempo per poter sfruttare appieno la propria intelligenza, quindi richiedono un grosso investimento di attenzioni, cibo ed energie da parte dei genitori.

Se un alieno fosse passato da queste parti 5 milioni di anni fa (ossia poco più dello 0,1% della “vita” del nostro pianeta) avrebbe concluso che l’evoluzione non aveva portato a una specie in grado di costruire una civiltà.

Riguardo alla 2, quanto può durare una civiltà planetaria? La storia è cominciata poche migliaia di anni fa, abbiamo fatto enormi passi in avanti, ma i pericoli del nostro stesso successo sono evidenti: sovrappopolazione, inquinamento, sconvolgimenti climatici, esaurimento delle risorse naturali.

Nulla ci spinge a pensare che potremmo esistere anche tra un milione di anni, ma poniamo pure che la nostra specie possa durare così tanto, quante possibilità ci sono che in questo milione di anni possa incontrare un’altra civiltà?

Un milione di anni è circa lo 0,0075% dell’età della nostra galassia, per incontrare un’altra civiltà dovremmo dunque sperare che su un altro pianeta (possibilmente nelle vicinanze) l’evoluzione sia arrivata a quello 0,0075%  di tempo in cui una civiltà esiste.

La finestra di tempo è minima, sarebbe molto più facile per futuri esploratori spaziali trovare mondi in cui la civiltà sia già morta da milioni o anche miliardi di anni, oppure di trovare mondi in cui l’intelligenza non si sia sviluppata fino ad arrivare a una civiltà.

Se un alieno avesse visitato la Terra negli ultimi 4 miliardi di anni non avrebbe trovato una civiltà, se la visiterà nei prossimi 4 miliardi, forse ne troverà i resti, a meno di giungere nel “nostro” milione di anni.

Sarebbe un vero colpo di fortuna trovare una civiltà che esista contemporaneamente alla nostra e soprattutto trovarla vicina a noi tanto da poterci entrare in contatto.

© Copyright 2012 CorbisCorporation

E rimaniamo qua, in attesa, che da qualche parte del cosmo qualcuno ci parli.

* ricordiamo inoltre i famosi canali di Schiaparelli

** anche perché è teoricamente possibile che ci sia della vita anche da qualche altra parte del sistema solare, sulle lune di Giove ad esempio, Europa in particolare.

 
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Pubblicato da su 13 marzo 2014 in Scienza

 

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Recensione: Metro 2033 di Dmitry Glukhovsky

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Dopo una guerra nucleare i pochi superstiti di Mosca hanno abbandonato la superficie ormai inabitabile e si sono rifugiati nella metropolitana, dove hanno formato comunità che si sono insediate nelle singole stazioni della linea.

Coltivazione di funghi e allevamenti di polli e maiali mantengono in vita gli uomini alla luce delle lampade d’emergenza, mentre commerci e alleanze prendono vita e con essi ben presto scaramucce e vere e proprie guerre.

Alla VDNKh, una delle stazioni della metro, vive Ayrtom, un orfano, la sua esistenza è relativamente felice finché i Tetri non cominciano ad apparire e assalire gli esseri umani.

Chi sono i Tetri?

Sono mutanti generati dalle radiazioni (fin qui niente di “strano” per un’ambientazione post-nucleare), non hanno armi ma sono eccezionalmente robusti e il loro lamento può terrorizzare chiunque lo senta.

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Un Tetro

I loro assalti attirano il misterioso Hunter, che decide di indagare e addentrarsi nelle gallerie inesplorate per scoprire da dove vengono i Tetri e, se possibile, bloccare loro l’accesso alla linea della metro.

Ma prima di partite fa promettere al buon Ayrtom di andare alla Polis, una famosa e quasi mitica stazione assai lontana, nel caso non faccia ritorno.

Cosa che accade e dà il via al lungo viaggio del protagonista attraverso la metro.

L’ambientazione di Metro 2033 è senza dubbio affascinante e ben descritta, non solo la vita degli uomini nel sottosuolo, ma anche la vita nei cunicoli, le leggende sugli anfratti più scuri, la paura del buio, il timore di mutanti, fantasmi e maledizioni.

Paure reali e irreali che colpiscono gli abitanti della metropolitana e la sensazione strisciante è che, per quanto tengano duro, gli esseri umani siano alla fine del loro tempo e che nel giro di qualche decennio non rimarrà molto di loro.

Spesso non si sa se ciò che teme Ayrtom e qualche personaggio secondario siano pericoli reali o solo psicosi dovute all’oscurità e al silenzio interrotto dall’eco di rumori e fruscii.

Non è un caso che ci abbiano fatto un gioco di successo.

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La vita nella metro in tutto il suo splendore…

Purtroppo stile, trama e personaggi non sono all’altezza dell’ambientazione.

Al di là di quelle che possono essere le differenze dovute alla traduzione, l’infodump regna sovrano, soprattutto nella prima parte, quando ci vengono spiattellate allegramente pagine e pagine sulla storia della metro e di come funzionano le cose laggiù.

Ora io non sono un talebano, qualche riga di spiegazione la accetto senza problemi, ma pagine e pagine, soprattutto nei primi capitoli, sono francamente difficili da digerire e, in molti casi, inutili.

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Il continuo infodump è bello quanto questa zavorra di cemento

Veniamo alla trama, se la quest è salvare la VDNKh, la metropolitana e forse l’umanità dai Tetri, il lungo vagare di Ayrtom per le varie linee sembra più un pretesto di Glukhovsky per farci ammirare il più possibile tutte le diverse fazioni che popolano le varie stazioni.

Comunisti, neonazisti, capitalisti, guerriglieri rivoluzionari che inneggiano al Che, persino testimoni di Geova (no, non scherzo…), c’è di tutto e, come dicevo sopra, è interessante, ma spesso si ha la sensazione che le vicende di Ayrtom siano solo una vetrina per l’ambientazione.

Nella seconda parte la trama si fa più avvincente e l’effetto vetrina scompare, la missione di Ayrtom si fa più concreta mentre prima sembrava un vagabondare senza meta.

In effetti il romanzo sarebbe rimasto in piedi benissimo anche senza buona parte dei primi capitoli.

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Fazioni politiche e religiose nella metropolitana di Mosca…

Riguardo ai personaggi, Ayrtom sembra essere il solito predestinato, un giovane inesperto ma con caratteristiche uniche coinvolto in una missione per la sola parola data ad un uomo appena conosciuto e che viene di volta in volta aiutato da molti personaggi secondari a superare gli ostacoli che si trova davanti.

Di positivo c’è che attraverso di lui il lettore vive l’ansia e la paura per gli interminabili spazi bui e silenziosi tra le diverse stazioni, l’incertezza su come agire e la determinazione di arrivare alla fine.

I personaggi secondari sono molti, alcuni anche interessanti, ma sembrano quasi tutti degli usa-e-getta buoni per mandare avanti la trama e aiutare Ayrtom, infatti appaiono e scompaiono nel giro di poche pagine.

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I personaggi secondari di Metro 2033 durano quanto una tuta rossa in Star Trek

In conclusione Metro 2033 non ha una trama particolarmente brillante ed è ammorbato da troppi infodump, l’affresco di un’umanità confinata nei cunicoli della metropolitana però è realizzato molto bene e Glukhovsky riesce a trasmettere anche le sensazioni che accompagnano gli abitanti del sottosuolo.

Se volete esplorare questa ambientazione (o se avete giocato al videogame e vi è piaciuto) questo libro fa per voi, altrimenti lasciate perdere e spendete i soldi in altro.

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2014 in Recensioni

 

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Benvenuti nell’Angolo del Fantastico!

Signori e signore,

benvenuti nell’Angolo del Fantastico, qui potrete leggere recensioni di libri e film, sproloqui sulla scrittura e altre amenità del genere, con una particolare attenzione per gli ebook autopubblicati.

Gli articoli saranno dedicati soprattutto a fantasy e fantascienza, ma non mancheranno incursioni nel genere horror, inoltre più avanti pubblicherò dei racconti brevi e sarò felice di ricevere qualche feedback, in attesa che qualcuno dei miei progetti giunga alla conclusione e possa tentare la pubblicazione o autopubblicazione.

Cercherò di aggiornare questo blog con cadenza settimanale, portando avanti soprattutto le recensioni, mentre i miei racconti saranno in aggiunta agli altri articoli .

Bene, questo è tutto, parte questo viaggio nella blogosfera.

 
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Pubblicato da su 8 marzo 2014 in Senza categoria

 

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Marta Duò

Sempre immersa nei libri, ho ricavato un angolino per raccontare di mondi in rovina.

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